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lunedì 16 settembre 2019

La consulenza welfare come nuova opportunità di business

Commercialista, consulente del lavoro e perché no, anche esperto per la costruzione di piani welfare aziendali. è questa la nuova frontiera della consulenza specializzata per affrontare i cambiamenti e la progressiva ritirata dello “Stato sociale”. 

La parola “welfare” è ormai diventata di dominio comune, ma se prima veniva esclusivamente demandata alle politiche nazionali, adesso è diventata parte integrante del lessico aziendale. Il welfare non è altro che un insieme di prestazioni e servizi, non monetari, a sostegno dei dipendenti. Qualche lavoratore potrebbe obiettare: “preferirei un aumento in busta paga”. La realtà dei fatti è che per un imprenditore è più vantaggioso convertire i premi di risultato in welfare, rispetto alla classica erogazione in busta paga. 

I vantaggi fiscali, infatti, ricadono sul datore di lavoro, ma anche sullo stesso lavoratore. Ecco perché nelle imprese sta crescendo la volontà e la necessità di attuare queste nuove politiche di sostegno ai dipendenti. Il ricorso al welfare aziendale è incentivato da agevolazioni fiscali che si concretizzano nella "non concorrenza al reddito di lavoro dipendente a fini fiscali e previdenziali" dei beni e servizi che assolvono a tali esigenze.

Facciamo un esempio pratico. Se l'azienda eroga ai propri dipendenti 10 euro di premio di risultato in denaro, il suo costo effettivo è di 13 euro (3 euro sono contributi previdenziali) e il dipendente riceve 8 euro netti. Se, invece, l'azienda eroga ai propri dipendenti 10 euro di premio di risultato in beni e servizi (artt. 51 e 100 del TUIR) il costo effettivo è di 10 euro e il dipendente riceve 10 euro netti. 

Pertanto, l'eventualità più conveniente, sia per l'impresa che per il lavoratore, è proprio quella della conversione del premio di risultato in servizi di welfare. 

Mettere in pratica le politiche di welfare, tuttavia, non è così semplice. Ecco perché sta nascendo una nuova figura che potrebbe diventare anche una nuova opportunità di business per molti studi professionali. Potremmo chiamarlo “esperto welfare” oppure “consulente welfare” o “assistente per la costruzione di piani welfare aziendali”. Qualsiasi sia la denominazione, si tratta di una specializzazione emergente tra le più interessanti per neolaureati, giovani professionisti o per studi professionali in cerca di nuove opportunità di business. 

Per diventare “consulente welfare” sono richieste competenze trasversali. Il presupposto è un solido bagaglio di conoscenze in ambito giuslavoristico, fiscale, previdenziale al quale, però, diviene sempre più importante affiancare capacità relazionali e di comunicazione. 

L'ideale “esperto di welfare” deve saper leggere i numeri di un'azienda, ma anche sapere come finanziare un piano welfare, trattare questioni relative alle risorse umane, sedersi a un tavolo di contrattazione di secondo livello ed entrare in sintonia con l'ambiente aziendale.